Il metodo seguito dai professionisti che lavorano presso il Centro di Medicina e Psicoterapia Fenomenologica Kehre origina dalla fenomenologia-ermeneutica, in particolare dalla proposta clinica dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Post-Razionalista (IPRA), che costituisce il principale riferimento del metodo seguito dagli specialisti che lavorano all’interno del centro.
La fenomenologia-ermeneutica, ispirandosi al pensiero di Heidegger e Ricoeur, è in grado di fornire una comprensione dell’essere umano e della propria sofferenza nella sua unicità, per cui ha importanti applicazioni nei percorsi di cura in ambito medico, psicoterapeutico, nutrizionale e riabilitativo.
A partire da questa radice condivisa, diversi professionisti mettono le loro specifiche conoscenze e competenze professionali al servizio del paziente. Questo permette di andare oltre una lettura solo “tecnica” delle difficoltà della persona, con l’obiettivo di una cura più attenta all’esperienza reale del paziente.
Centralità dell’esperienza personale
Il metodo condiviso parte dall’idea che la sofferenza non possa essere compresa a partire da teorie precostituite o solamente apponendo un’etichetta diagnostica.
Ogni persona vive la propria condizione in modo unico, e la cura nasce dalla possibilità di accedere a questa esperienza personale con attenzione e rigore.
Ascolto del vissuto
La cura parte dall’ascolto del vissuto del paziente.
Infatti, la ricerca esclusiva di cause oggettive rischia spesso di far perdere di vista che ogni sofferenza è prima di tutto l’esperienza di una persona, che ha una storia di vita fatta di eventi e relazioni che acquisiscono dei significati personali alla luce delle emozioni che proviamo.
Il dialogo tra mente e corpo
Nel corso della vita può accadere che ci troviamo “incastrati” in stati emotivi che patiamo e che, invece di rivelare questi significati personali, oscurano il senso che un evento ha avuto per noi, generando sofferenza sia psichica che fisica.
Le emozioni, infatti, coinvolgono sempre anche il corpo, che porta con sé le tracce del nostro modo di sentire e di vivere. Viceversa, durante una malattia il nostro corpo ci impedisce di vivere appieno la nostra vita e ci fa sentire emozionati sempre negli stessi modi che generano dolore e sofferenza.
Responsabilità della cura
Poiché dietro ogni sofferenza o difficoltà c’è sempre una persona, la guarigione passa attraverso un percorso di cura che coinvolge il paziente in modo attivo.
Il compito del professionista è accompagnare la persona nella comprensione delle condizioni che hanno generato la sua sofferenza e nell’apertura di nuove possibilità di cambiamento che lo riportino ad una condizione di benessere.
Integrazione di competenze e saperi diversi
Affinché possa generarsi questo cambiamento, gli interventi terapeutici non possono ridursi all’applicazione di tecniche o protocolli standardizzati.
È necessario costruire una prospettiva terapeutica condivisa col paziente e, quando necessario, con diversi professionisti, capaci di dare forma a un percorso di cura coerente con la realtà psicofisica, relazionale e storica del paziente.
